mercoledì 28 settembre 2016

"Piccione Gedeone"

Chiara Carminati ci aveva visto giusto:
"il piccione, per errore, viene preso per fifone.
mentre invece nel suo cuore ha un coraggio da leone"
(Chiara Carminati, Belle bestie, Panini) 
Ora, io non so se proprio il Piccione Gedeone abbia un coraggio da leone, quello che so è che per certo si attribuisce a questi animali onnipresenti una piccolezza mentale e morale che evidentemente non si meritano. Non almeno se vi capita di incontrare Gedeone...

Io l'ho incontrato ed in un giorno di grande fatica lavorativa vi assicuro che nulla come una strip comic di Gedeone può rimettervi in sesto!


Alberto Graziani ha creato un personaggio esilarante, ironico, sorprendente che ha trovato un bello spazio in un bell'albo di fumetti di Orecchio Acerno, il primo della collana comics, a quanto pare. Se gli altri saranno dello stesso livello ne vedremo delle belle!

Intanto ci godiamo questo!

Gedeone sta sui tetti (evidentemente non è un piccione veneziano dove ormai questi uccelli camminano e basta), nella sua quotidianità gli capita di incontrare molti personaggi, un gatto vegano, l'Osognolo che parla solo con la "O" perché se fosse un usignolo parlerebbe solo con la "U" come suo fratello, Rita la chiocciola alpinista....ma anche Messner (sì, proprio quello lì a cui state pensando) e...la Morte, meglio di un film di Bergman.
La morte tanto per non cedere a cliché propone una partita a scacchi a Gedeone che però ha tutt'altro da fare che andar dietro a vecchie credenze popolari. Il piccione sa perfettamente che finché sta lì, nel libro, con il suo disegnatore pronto a fare qualsiasi cosa per lui, la Morte non lo potrà toccare quindi che si dia una bella regolata con sta storia degli scacchi e dell'andare a prendere la gente quando viene l'ora presunta!
E qui sta il bello del fumetto: è un meta fumetto in realtà.

Gedeone, a differenza di tutti gli altri compagni di pagina, ha perfetta cognizione della propria essenza di creatura disegnata, di portavoce del pensiero dell'autore. Lo sa, gli va bene e vi si presta!


E d'altra parte come potrebbe essere altrimenti?

Gedeone ha sempre il coltello dalla parte del manico: sa di essere un protagonista, di essere assoggettato al proprio padrone-autore, certo, ma allo stesso tempo sa di essere assolutamente indispensabile perché il suo autore sia tale e sia considerato tale dal mondo fuori del libro.

Non so se mi sono spiegata. L'ironia delle strisce si scatena via via di più man mano che cresce in noi la consapevolezza di avere davanti un personaggio che sa di essere un personaggio, ad un certo punto sembra di avere tra le mani non Gedeone...ma un povero diavolo di disegnatore che mentre crea viene creato.



Quanto deve Gedeone a Graziani e quanto il contrario? E' sempre vero questo scambio tra autore e personaggio?

No, non è sempre tale lo scambio. Barthes direbbe che ogni personaggio, ogni opera, quando viene letta vive di vita autonoma, l'autore lascia l'ombra, quando e come può ma poi deve ritirarsi in buon ordine e lasciare andare le sue creature nel mondo.

Gedeone no. Lui non può mica andare da solo per il mondo altrimenti il suo autore dove e come eserciterebbe il proprio potere poietico?

La striscia in cui Gedeone dimostra al compagno uccellino che gli si è posato vicino che quella che sta vivendo non è la realtà ma la scrittura della realtà facendo trasformare se stesso e l'amino in un cavatappi è esilarante. Noi ne abbiamo più o meno lo stesso effetto straniante dell'uccellino, fatto salvo il fastidio di avere un cavatappi al posto del collo e della testa!

L'albo si trasforma, volontariamente e consapevolmente, in una sorta di mondo parallelo in cui però qualcuno ha cognizione dell'esistenza del mondo reale. Una specie di Matrix in cui però Gedeone ha piena memoria, perché ce l'ha il suo disegnatore, della realtà e soprattutto della propria reale essenza di carta e parole.

Leggere Piccione Gedeone vi farà ridere, sorridere, pensare (molto), guardare ai piccioni con occhi decisamente diversi, valutare la possibilità di...cambiare punto di vista sul mondo...e se fossimo pedine in mano ad un disegnatore folle?
No, no, non lo siamo e ci prendiamo ogni responsabilità di ciò che nel mondo accade in bene e in male.

La pubblicazione di Gedeone è un bene.

Nuove strisce raccontano Gedeone fuori dall'albo, nel blog di Graziani http://gedeonpigeon.blogspot.it/, buttate l'occhio, è davvero interessante come operazione creativa e soprattutto molto divertente.






lunedì 26 settembre 2016

L'amico immaginario.

Sabato abbiamo inaugurato il terzo anno del gruppo di lettura dedicato alla letteratura per l'infanzia con un tema che è un vero e proprio topos della letteratura per l'infanzia e dell'infanzia tour cour.

Nonostante questo suo indiscusso status se fate una ricerca on line vi accorgerete che ben poco è stato scritto di divulgativo, non scientifico, sull'espressione in forma letteraria dell'amico immaginario.

Chi è; cosa fa; quando compare; come si comporta, l'amico immaginario?

A parte le risposte che potrebbe darvi uno psicologo o un pedagogista, quello che a noi interessa, come sempre, è la letteratura e il modo in cui essa dà voce alla realtà del bambino.

Grazie al preziosissimo contributo di Adolfina de Marco che ha davvero studiato l'argomento e portato molti libri su cui ragionare, ci è capitato notare, leggendo i vari libri messi sul tavolo, che ancora spesso persiste anche nei libri l'idea per cui questa creatura dell'immaginazione del bambino nasca da un disagio sociale o psichico del bambino. Lo si ritiene spesso, come è stato anche per la psicologia fino a non molto tempo fa, un'emanazione tipica dei bambini soli, dei figli unici, di chi si trova ad affrontare una fase difficile o ha difficoltà relazionali e invece non è così, o almeno non sempre.

La  creazione di un amico immaginario, lo ha dimostrato Marjorie Taylor una volta per tutte, è semplicemente una delle funzioni del pensiero, immaginazione, cervello infantile che spesso ha anche la funzione, quasi al contrario di quanto si tenda a pensare, di "allenare" il bambino alla relazione sociale e alla risoluzione di problemi mettendosi in situazione di dover giocare ad avere un perenne contraddittorio o almeno un assiduo confronto con un altro da sè, per quanto emanazione di uno stesso sè.

L'amico immaginario è un amico reale, sembra un gioco di parole ma è proprio così: quello che il bambino sperimenta per periodi più o meno lunghi di tempo, è una vera esperienza di amicizia, non per niente questa creatura che ad un certo punto gli appare a fianco è dotata di una propria identità e di un proprio carattere con cui confrontarsi.
Così come appare, l'amico immaginario, ad un certo punto svanisce e forse, come ha notato Chiara nel nostro gruppo, questo è il processo più interessante da tentare di comprendere: quando e perché il bambino smette di dar vita a questa funzione dell'amicizia. Per qualcuno può essere segno di un passaggio emotivo e evolutivo, la fine di una parte dell'infanzia, ma per moltissimi non è così, gli amici immaginari nei bambini piccolissimi vanno e vengono, sono diversi e scompaiono certo non quando o perché sta svanendo i pensiero immaginifico tipico dell'infanzia.

Come risponde e dà voce la letteratura per l'infanzia a tutto questo?
Abbiamo messo sul tavolo diversi titoli, albi illustrati e narrativa, tra poco ve li elenco come sempre sperando di riuscire a darvi una mini bibliografia sull'argomento. Vi dico subito che non tutti i titoli hanno lo stesso valore, alcuni, quelli più espliciti in narrativa, sembrano fatti ad hoc per "trattare di un disagio" normalizzare un qualcosa che gli adulti fanno fatica a riconoscere come "normale" e di conseguenza anche i bambini e i ragazzi man mano che l'età aumenta. Ma abbiamo appena visto che così non è ed è per questo che tali titoli non sono "credibili" dal punto di vista letterario e narrativo, a mio parere.

Una cosa è certa l'amico immaginario, in quanto estremo orizzonte, in qualche modo, della potenza immaginifica dell'infanzia, mette in scacco l'adulto. Come ha notato Giuditta l'amico immaginario, e più in generale la possibilità che il cervello dei bambini ha di creare mondi diversi e paralleli, è un autentico privilegio dell'infanzia.
Con l'età adulta si perde, in alcuni casi, aimè forse la maggior parte, si perde anche la memoria di avere avuto una tale potenza da bambini e il distacco è assoluto. Negli adulti che conservano il famoso orecchio acerbo invece la situazione è un po' diversa, al senso di superiorità nei confronti del bambino si sostituisce innanzitutto un profondo rispetto.

Una cosa è certa, il far finta, il gioco dell'immaginazione e l'amico immaginario come la super emanazione di queste capacità, sono cose serissime a cui si deve il massima considerazione, nessuna ironia, nessun sorrisino di superiorità, nessuna preoccupazione.

Qualche tempo fa la rivista Andersen  ha dedicato un numero all'argomento dell'amico immaginario e vi rimando a quello per gli approfondimenti impossibili in questa sede.
Qui di seguito invece la mini bibliografia che il nostro gruppo di lettura propone sull'argomento e che questa volta più che mai vi chiedo di integrare!

Ma prima vi ricordo che il 
prossimo incontro del gruppo di lettura di Venezia "Libro peloso" sarà
sabato  22 ottobre, 10-12, presso il Circolo culturale Paolo Peroni in Campo Santa Margherita, 
tema: distacco e separazione.

- Fred, l'amico immaginario, Foin Colfer, Oliver Jeffers, Mmondadori,  albo illustrato (novità succulenta che vi racconterò nei prossimi giorni).


- Il mio amico Pi, Marinella Barigazzi, Valentina edizioni, albo illustrato.


- Sulla mia testa, Emile Jadoul, Babalibri, albo illustrato. 


- Il mio amico immaginario, Barbara e Marioandrea Barbantini, Artebambini, albo illustrato.



- Sorellina tutta mia, Astri Linsgren, Il gioco di leggere, albo illustrato.


- Un mammut in frigorifero, Michael Scoffier e Matthieu Maudet, Babalibri, albo illustrato.


- Rudiger Bertram, Coolman e io, Castoro, narrativa.

- L'isola del tempo perso, Silvana Gandolfi, narrativa.

- Bruno lo zozzo e la dieta mostruosa, Simone Frasca, Piemme, narrativa.

- Il mio amico immaginario, Harrold, Mondadori, narrativa.

- La nonna sul melo, Mira Lobe, Battello a vapore

- Lupo sabbioso, Asa Lind, Bohem press.

- Dory fantasmagorica, Abby Hanlin, terre di mezzo.

Al gruppo è comparso anche il sempre perfetto Paese dei mostri selvaggi di Sendak ed io per onore di cronaca ve lo propongo anche se abbiamo infine convenuto che l'amico immaginario è una specificità con caratteristiche proprie, come accennato, della più diffusa potenza immaginifica dei bambini rappresentata dal paese dei mostri!

Si accettano suggerimenti bibliografici per arricchire la nostra ricerca ed intanto vi chiedo: vi ricordate di aver mai avuto un amico immaginario? 
Come e quando è scomparso? 

Il distacco e la separazione tema del prossimo incontro il 22 ottobre!


venerdì 23 settembre 2016

"Facciamo che"

Oggi è arrivato a casa Facciamo che ultimo albo illustrato nato da Orecchio Acerbo, firmato da Andrè Marois e Gèrard Dubois.



Vi dico solo che lo abbiamo letto ininterrottamente ad alta voce per almeno mezz'ora di fila.

Ci sono libri la cui bellezza va assaporata, ci sono libri che parlano poco per volta ed altri che sono talmente "forti" dal punto di vista emotivo che bisogna maneggiarli con cura. I libri che letteralmente rapiscono i bambini alla prima lettura non sono poi molti.

Facciamo che ce la fa.
Raccontando, una frase ciascuno, le incredibili avventure nel giro del mondo domestico di due bambini che giocano a fare delle storie Facciamo che non racconta una storia ai bambini ma racconta la storia dei bambini. Ciò che ad ogni bambino accade ogni volta che l'adulto abbandona il campo e le storie escono libere di esplorare gli spazi e di trasformare gli oggetti.

Il tutto (un autentico disastro per la casa, gli animali, i vestiti, il soffitto ecc ecc.) accade nel tempo in cui la Signora Martin esce da casa per andare a raccogliere la verdura nell'orto, quanto sarà stata via per dar tempo all'uragano bambini di abbattersi dopo la raccomandazione di fare i bravi?

Ho interrogato i miei bambini, che sono tutt'altro che uragani, e secondo loro a occhio e croce qualche minuto è più che sufficiente. Non stento a crederlo, l'immaginazione è un fiume in piena che travolge inevitabilmente lo spazio e il tempo relativizzandoli oltre il verosimile.

Evidentemente, come sempre trattandosi di un albo illustrato, la potenza di questo libro non sta "solo" nella storia ma anche nella forza dell'illustrazione, della struttura grafica. Gerard Dubois lavora con uno stile che giustamente è stato definito solo apparentemente retrò: a prenderlo in mano sembra di vedere quelle immagini che forse ricordano i nostri genitori, le tavole propongono con una tranquilla mimesi il caos che si va diffondendo per la casa ad ogni avventura. I due protagonisti sono due bambini in cui ciascun bambino potrebbe ritrovarsi (forse qualcuno parlerebbe del meme del gioco dell'infanzia) così come anche il cane (mostro peloso) il gatto (l'unico che riesce sempre a scappare ma senza perdersi un'avventura) gli uccellini e il pesciolino in vasca piegato alle inevitabili esigenze idriche di una banda in ritirata.

La storie prosegue rapidissima, i nemici immaginari incombono, i guerrieri fortissimi scappano e non hanno mai paura davanti a nulla e nessuno. Nemmeno la sconfitta più rovinosa o la caduta verso il vuoto possono fermare il coraggio dei due viaggiatori.

Questa è una cosa in cui solo una mamma basita può.

Impagabile la tavola in cui la mamma torna ed esprime l'assoluto stupore per l'inimmaginabile!

"Avremmo una nuova nemica".

"E stavolta, avremmo molta paura".

Così termina la storia, l'avventura, il viaggio nel mondo parallelo dell'immaginazione.
Chiudi il libro e l'emozione resta ancora dentro e ti fa dire...di nuovo!

Un libro che si presta alla grande alla lettura ad alta voce, al racconto ipotetico grazie anche alla scelta di narrare l'intero racconto con il condizionale perchè tutto sommato...questo è quello che succederebbe se davvero lasciassimo senza freni i bambini.

Nella realtà...là dove la libertà non sempre può arrivare, arrivano i libri. Questa è una di quelle, una delle tante, funzioni straordinarie della letteratura: creare mondi diversi e possibili!




martedì 20 settembre 2016

"Luigi I re delle pecore" di Olivier Tallec


Ve lo ricordate quel capolavoro indiscusso che è la saga di Lupo e Lupetto?
Per fortuna Olivier Tallec, l'illustratore, ha firmato un nuovo albo uscito la primavera scorsa per Lapis (che per altro aveva già pubblicato titoli dello stesso autore e illustratore): 

Luigi I re delle pecore

Basta lupi, qui tonalmente si prendono la rivincita le pecore...o no??

Un giorno di gran vento, mi immagino chissà perché una collina scozzese, insieme alle foglie l'aria trasporta una corona. Questa corona, bella, azzurra, finisce accidentalmente sulla testa di Luigi, pecora che bruca poco staccata dal gruppo. 
Beh insomma, cosa volete che ci faccia uno con una corona in testa?
Siccome è la corona che fa il re Luigi si trova di colpo sovrano...delle pecore!

Dapprima si dà a pensieri semplici: lo scettro, il mantello; poi gli spazi, la musica, le relazioni internazionali con altri anomali; poi la debacle del potere: il controllo militare e l'allontanamento delle pecore brutta (la scelta ovviamente la compie il re in persona).

Per fortuna il clima è variabile e il vento come ha tirato un giorno gira nel verso contrario un altro giorno facendo volare via la corona a Luigi.

Le pecore tornano di colpo, in un soffio di vento, ad essere una democrazia! Luigi, che aveva assunto la posizione eretta, torna a quattro zampe e...ma cosa volete che faccia una pecora: si mette placida a brucare l'erba.

Il vento porta in giro la corona che questa volta fa un nuovo re...molto ma molto familiare agli amanti di Tallec...ma non aggiungo altro.

Luigi I re delle pecore è un albo bello. Proprio bello. 
Un albo pacato, ironico e divertente sul potere. Non c'è poesia, a differenza di altre storie narrate da Tallec, ma perché il tipo di storia scelta richiede un linguaggio diverso.
Con altre forme di lingua e disegni penso ad un altro albo che racconta la vanità del potere: la regina delle rane non può bagnarsi i piedi di Davide Calí e Marco Somà, Kite edizioni. Il tema è molto simile, anche qui è la corona a fare il sovrano quasi che i pensieri cattivi e la stupidità vengano direttamente per induzione dall'oggetto simbolo del potere. Però si tratta di albi profondamente diversi ed è a questo che serve la letteratura: a narrare in mille modi diversi la vita e le storie, anche quelle simili, anche quelle che condividono un tema. Ogni scrittore, ogni illustratore ci regala il proprio punto di vista, o meglio il proprio stile per raccontarci un punto di vista.

Luigi è una pecora che ha sprecato il suo grande momento, avrebbe potuto fare grandi cose, i piani quinquennali dell'allevamento ovino, e invece ha preferito pensare al bene individuale e a scapito di quello collettivo. Fortunatamente Tallec gliel'ha fatto fare in forma talmente ironica ma talmente ironica che poi, alla fine, quando la corona passa di mano ci scappa più di un sogghigno malefico!!

Chi di potere ferisce di potere perisce, grande Storia!

lunedì 19 settembre 2016

Il meme della lettura e come trasmetterlo

Sapete che cos'è i meme?

Io lo ignoravo fino a quando la settimana scorsa me l'ha spiegato niente di meno che Aidan Chambers!

Ebbene sì, il meme è il responsabile della lettura e della difficoltà di promuoverla e adesso vi spiego perchè, o almeno ci provo.

Il genetistica Richard Dawkins alla ricerca vana di un gene che controllasse gli aspetti culturali che caratterizzano ogni essere vivente, sì è dovuto arrendere riconoscendo da un lato l'inesistenza di un tale gene e dall'altro ha superato il problema creando il "meme" che con gene fa rima ma è il responsabile dei comportamenti culturali e risulta di molto più difficile trasmissione.

Il meme è infatti; Un'idea, un comportamento o un modello che si trasmette da persona a persona all'interno di una cultura. Il meme si propaga per imitazione di coloro che amiamo, ammiriamo, vogliamo emulare o desideriamo imitare per far parte della loro cerchia.
Una persona è portatrice di un meme ma non rappresenta il meme stesso.

La lettura quindi è un meme, coloro che si occupano promuoverla in ogni forma sono portatori del meme della lettura!

Bello, e se sul prossimo bigliettino da visita o brochure mettessi: "portatrice del meme della lettura?"

Scherzi a parte, questa faccenda del meme è una cosa seria e ci aiuta a comprendere, dal punto di vista anche neuroscientifico il perché la trasmissione della lettura è così difficile...di sicuro lo è di più della diffusione di una moda di qualche genere o di qualche comportamento sociale.

Il meme, abbiamo letto prima, si propaga per imitazione e fin qui ci siamo, lo sanno tutti che dove ci sono adulti che leggono i bambini leggono, per esempio nel caso della scuola pare che il livello di lettura dei bambini dipenda anche dal fatto che gli insegnanti leggano o meno, in classe ma anche nella vita privata.

Le difficoltà legate alla propagazione della lettura quindi sono, in quest'ottica fondamentalmente due e di due tipologie diverse:

1) i processi neuronali che la lettura mette in moto sono tra i più complessi in assoluto il che rende difficile l'apprendimento della lettura fino a quel momento in cui la padronanza del mezzo non scatenerà piacere, emozioni, curiosità tali da rendere automatico anche il processo cerebrale più complesso.

2) la lettura è una funzione del tempo e non vi è dubbio che nella nostra società e modernità abbiamo un qualche problema con l'uso e l'elaborazione del tempo, la velocità e rapidità dei contatti e delle connessioni va decisamente contro corrente rispetto al meme della lettura.

Come fare dunque? Gli elementi ricorrenti che senz'altro aiutano, posto che la ricetta magica aimè non è stata ancora trovata, secondo Chambers sono individuabili in:

1) presentazione di un setting adatto; lo spazio della lettura con libri adatti ai bambini a cui sono rivolti avendo cura di avere la possibilità di scelta (tra libri di qualità) tra libri che li portano nel passato prossimo dell'infanzia, che riconoscono pienamente il presente e traghettino verso il futuro. Il setting è anch'esso, mi viene da dire, una funzione del tempo in quanto non è pensabile l'allestimento di uno spazio dedicato alla lettura individuale o collettiva che non preveda un impiego del tempo.

2) lettura ad alta voce ad ogni età!

3) lettura individuale anche in classe, in gruppo, impiegando almeno 20-30 minuti di tempo al giorno che rappresentano il minimo necessario per entrare nella storia e far sì che quei processi neuronali che facciamo con tanta fatica si automatizzino un poco ripagati dal piacere.

4) discussione sui testi letti basata su regole definite, Chambers le racconta ne Il lettore infinito edito da Equilibri. A questa pratica, che l'autore chiama "Tell me" si rifà il progetto Nutrire lettori che Teste fiorite sta cercando di portare nelle scuole.

In una parola, anzi, in un'immagina questo è il reading circle


selezione - lettura - risposta del lettore - e al centro l'educatore!

Poiché almeno metà della popolazione per motivi culturali e non solo non ha nella vita privata possibilità di leggere da soli, è fondamentale che a scuola non solo si legga ma si consenta anche la lettura autonoma! Siamo nel nostro motto, di fatto; "non utopia ma vero servizio sociale!"

Che cambia? Perché darsi così tanto da fare? 

Perché la lingua è ciò che ci crea. Le storie sono ciò che migliaia e migliaia di anni fa ci hanno fatto fare il salto evolutivo: la possibilità di immaginare per creare, sopravvivere, vivere la vita reale e quelle parallele e possibili. 
Quando un bambino nasce è come se ripercorresse un po' la strada dell'evoluzione, il suo cervello deve ingrandirsi per arrivare al disegno prima, alla scrittura e lettura dopo, ogni parola, ogni narrazione contribuisce a scavare canali sinaptici, nuove connessioni neuronali.

Semplifico, ma nemmeno troppo, dicendo che sono le storie fatte di parole e immagini che consentono al cervello di crescere, di ampliare le volute e quindi aumentare le competenze cognitive e quelle emotive. Si stima addirittura che la grande maggioranza delle parole che usiamo da adulti le abbiamo apprese entro i 3-4 anni....

Concluderò con una citazione di Chambers da un filosofo che amo molto, dal Tractatus Wittgenstein:

I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo

Più chiaro di così! Non possiamo immaginare nè provare ad andare in nessun luogo che il linguaggio non sappia dire per assenza di se stesso.

Sembra tutto molto complicato, mi pare, in parte lo è, l'abbiamo detto prima, i processi della lettura a livello neurologico sono tra i più complessi, tuttavia ne va di qualcosa di estremamente semplice: la qualità della vita quotidiana e della costituzione di una società che si fondi sulla possibilità di immaginare e sostenere nuovi patti sociali.

venerdì 16 settembre 2016

"La bambina, il cuore, la casa" di Marìa Teresa Andruetto

Se dovessi scegliere una sola parola per definire il libro che vi racconto stasera sarebbe:

spiazzante.

Spiazzante per la storia ma anche per il modo di narrarla.

Avete mai letto La bambina, il cuore e la casa di Maria Teresa Andruetto?


Beh, ditemi cosa ne pensate e se a voi ha fatto lo stesso effetto straniante.

Il racconto comincia con una panoramica, abbastanza tipica, degli spazi in cui si volgerà la vicenda fata da narratore in terza persona. Piano piano si entra nella routine della domenica di Tina che va in visita alla madre che abita distante. Tina ha 5 anni e vive con il papà. Sembra una famiglia separata "normale" in cui un genitore accompagna il figlio o la figlia dall'altro in visita, ma non è affatto così.
Tina a casa della mamma sta con il papà ed un fratello e la mamma e il papà non sono affatto arrabbiati o litigiosi, si baciano persino, si rattristano di doversi lasciare.
Eppure lo fanno sempre, ogni settimana.
La famiglia di Tina è logisticamente separata senza esserlo per davvero.

Mah, questione quasi incomprensibile...ma perchè non si può stare tutti insieme? Si chiede insistentemente Tina, e il lettore con lei.

Ma che razza di masochismo affettivo c'è in questa famiglia?

Ma a tutto c'è una spiegazione e molto ma molto in là con la narrazione Tina ci racconta (mentre lo racconta all'amica) che il fratello non è un bambino normodotato, ha gli occhi un po' a mandorla ed è cagionevole di salute, la mamma deve badargli talmente tanto da non poter vivere anche con lei, Tina, e il papà.
Mah, il lettore a questo punto è basito almeno quanto la giovane amica, anche lei di circa 5 anni, di Tina che non si capacita di come si possa avere una mamma, persino un fratello, non avere genitori separati eppure vivere lontani.

Qualcosa deve essere successo in questa famiglia prima dell'inizio della narrazione, qualcosa di tragico che deve aver portato, forse anche giustificato o quanto meno reso al momento plausibile la soluzione della divisione del nucleo famigliare. Non ci è dato saperlo, gli elementi forniti sono pochi ma uno è il nucleo: agli occhi di una bambina non esiste elemento scatenante che possa rendere sensata la divisione del nucleo famigliare. Mai, nemmeno quando ci sono separazioni sacrisante e legittime, figuriamoci quando c'è di mezzo una relazione in piedi ed un fratello disabile!

Tina pare alla fine averla vinta, chissà,, forse ad un certo punto la scelta di vita dei genitori, messa davanti all'ostruzionismo dei due fratelli alleati che non vogliono separati, appare per un momento folle ai loro stessi occhi, o quanto meno non adeguata più alla situazione, se mai lo era stata, tentano di ricomporsi a pezzi, inizialmente i due fratelli insieme alla padre poi, forse, chissà. Il racconto finisce prima e lascia aperta una porta.

Cosa mi ha colpito di questa storia: innanzitutto la scelta narrativa, pacatissima, quasi distante ma mai fredda, solo così delicata da non permettersi mai di lasciar trapelare un giudizio. I fatti sono fatti, i bambini li interpretano diversamente dai grandi ma anche questo è un fatto.
Poi la storia che davvero lascia a tratti un po' sconcertati e sicuramente straniati, straniti.

La bambina, il cuore e la casa è un libro sull'abbandono, su questo non c'è dubbio, e lo è senza mezzi termini, in maniera forte e netta prendendo alla stessa maniera netta partito a favore del punto di vista bambino, di Tina e, intuiamo, della mamma di Tina che era stata a sua volta abbandonata.

Questa bambina che corre incontro al padre si chiama Tina.
Un giorno crescerà.
Raccoglierà un ago da terra e con molto occhio infilerà nella cruna più grande di un cammello, tutti i ili della sua vita, la storia di sua madre e di sua nonna, e forse la storia della onna di sua madre. Ne farà un gomitolo con dentro anche l'ultima donna che ha abbandonato o è stata abbandonata.
Quelle che conosce e quelle che si sono perse nella notte dei tempi. 
Fine.
Così termina questo romanzo della Andruetto che non può che lasciare sorpresi, sospesi, direi.
Che si dice, che si fa di un racconto del genere?

Lo si racconta, si fa i conti con questa che è una storia che si porta dietro l'odore dell'argentina della scrittrice, del dolore di tutte le donne abbandonate dalla notte dei tempi. Di tutte le bambine e i bambini le cui domande di senso restano irrisolte.

Il testo del discorso pronunciato da Maria Teresa Andruetto in occasione dell'Hans Christian Andersen award vinto nel 2012 si intitola Per una letteratura senza aggettivi (come la raccolta di saggi della scrittrice edita da Equilibri ed è proprio questo che si può dire di questo libro, uno dei pochissimi editi in Italia: è pura letteratura. Potentissima come solo la grande letteratura sa esserlo.

giovedì 15 settembre 2016

"Una nuvola drago"

Scommetto che anche i più smemorati di noi adulti ricordano di aver giocato a cercare forme alle nuvole.

Quanti però tra noi ricordano esattamente la sensazione di esser andati a caccia di draghi?



La storia di Federico che Guido Quarzo ci racconta in Una nuvola drago, albo da poco edito da Leone Verde, è la storia di un guerriero di draghi che però ha due problemi...anzi un problema: il tempo. Il tempo da poter dedicare a rincorrere i draghi che, come ogni bambino di qualsiasi parte del mondo sa, compaiono dappertutto quando meno te lo aspetti. Federico non ha tempo perchè la mamma non ne ha, e perchè i troppi impegni di una routine centripeta incombono e occupano spazio e tempo di Federico.
Se forse non sappiamo capire esattamente quello che Federico ci racconta riguardo ai draghi, di sicuro credo chiunque di noi possa perfettamente comprendere per vissuto personale le fatiche di rincorrere i mille impegni. Lavoro, sport, scuola, televisione, computer, spesa, a conti fatti come e quando Federico può lasciarsi andare, indossare l'armatura e inseguire i draghi che lo inseguono a loro volta?

Insomma, questa è la modernità, il tempo stringe e per cercare di tenere insieme qualcosa va pure sacrificato, poco male se si tratta solo di draghi immaginari, no?

No.

Perché ad essere sacrificati non sono i draghi, bensì le storie che Federico ha da raccontare, da raccontarsi.
L'albo comincia, Quarzo è come sempre maestro nella costruzione della narrazione, "Federico ha in mente una storia" ma la storia è tempo (la Storia è Tempo) ed il tempo è vita, l'uso delle storie permette al bambino di costruire la propria individualità, di sperimentarla attraverso le storie giocate, di far passare il tempo crescendo, non saltando tappe come in video gioco.

Ma la mamma in tutto questo che fa? L'autore ce la mostra fragile, attraverso la frustrazione del figlio riconosciamo e, se non giustifichiamo, almeno comprendiamo le difficoltà della vita quotidiana e quasi le perdoniamo di non saper vedere i draghi che la inseguono. Per fortuna lei non si autoassolve come forse potremmo fare noi, o come abbiamo fatto per 2/3 della narrazione: la mamma ad un certo punto guarda il cielo richiamata dal figlio e riesce a vedere una nuvola a forma di drago. Ma non un drago qualunque, è IL drago di Federico che per disperazione è quasi evaporato visto che il bambino non ha mai cinque minuti per la sua storia.
La mamma intuisce, anzi, capisce proprio, brava la mamma! Tutto si ferma, persino il tempo per qualche istante, il necessario per decidere che oggi si va al parco a inseguire draghi, senza fretta!

Ho questo albo in casa già da qualche settimana, ci ho pensato e ripensato per capire i punti di forza e mi pare di poterne individuare due che lo rendono un buon libro di per sé sia per la lettura autonoma che per quella con un adulto: la storia scritta da Quarzo e illustrata da Febe Sillani è e credo voglia esssere mimetica della quotidianità striminzita dei bambini del nostro tempo a cui non manca niente se non tempo da perdere ad inseguire storie. Ma allo stesso tempo tutti noi adulti genitori, o anche insegnanti, possiamo ritrovarci nel personaggio involontariamente ma inesorabilmente sordo della mamma. E se non tutti da soli abbiamo sempre lo scatto per "recuperare" il gap accumulato nei confronti dei bambini, diciamo che la storia un buon suggerimento ce lo da.

Beh, è settembre è tempo di ritornare ognuno alle proprie routine, soprattutto i bambini dopo la lunghissima estate. E se tra gli impegni ci fosse quello di non averne?

L'impiego programmatico del tempo per raccontarsi storie, seguire draghi, perché no, annoiarsi?


martedì 13 settembre 2016

Roald Dahl 100


13 settembre 1916, mentre il mondo è in guerra, come sempre, i bambini continuano a nascere, imperterriti, ribadendo il potere della vita. Ogni bambino porta con sé il futuro uomo, o donna, che sarà, credo che tutti ci siamo chiesti, davanti a un neonato, chi sarà da grande, se il mondo riconoscerà la sua grandezza così come ci appare in potenza in questo essere temporaneamente piccolissimo.

Se lo sarà chiesto anche la mamma di Roald Dahl, suppongo, se lo sarà chiesto lui stesso con il passare del tempo: "cosa farò, cosa sarò, da grande?".

Così, come chiunque altro, è venuto al mondo uno dei più grandi autori della letteratura per l'infanzia, della letteratura. 

Le ricorrenze dei centenari di nascite e morti mi hanno sempre lasciata perplessa, meglio quelle più circostanziale: è la pubblicazione di un libro (nel nostro contesto) a fare la differenza tra il "prima" e il "dopo", non la nascita del suo autore...eppure una non esisterebbe senza l'altra quindi...certo un'opera in potenza di fatto non è comunicativa per il lettore che ne ignora l'esistenza. Insomma, la questione è complessa tuttavia poi penso alla Dickinson di cui abbiamo conosciuto la grandezza molto ma molto tardi e mi convinco che alcuni individui, più di altri, lasciano un segno in cui atto e potenza in qualche modo misterioso coincidono.

Roald Dahl ha rivoluzionato la narrativa per ragazzi rivoluzionando, mettendo al contrario, la morale condivisa per creare un nuovo tipo di racconto fantastico a partire dal punto di vista del bambino sul mondo. Tante volte in questo blog, in ogni salsa, ho ripetuto e lo farò ancora, che la letteratura deve essere libera da forme di didatticismo moraleggiante, eppure le storie di Dahl sono intrise di morale e vanno benissimo così. Perchè?
Perchè è una morale bambina, in assoluta e totale difesa non del buon senso condiviso, bensì del diritto del piccolo sul grande, del debole sul forte, della fantasia sulla realtà, degli animali sugli umano adulti.

Un carnevale della letteratura in cui il mondo può funzionare alla rovescia.

A Roald Dahl, in vista di questo importante centenario da mesi abbiamo dedicato la rubrica del lunedì a cura di Adolfina de Marco, oggi si conclude questo lungo percorso in cui moltissimi lettori ci hanno seguito, moltissime sono le iniziative che in Italia e nel mondo si stanno rincorrendo in questi giorni per ricordare il grande scrittore, speriamo che almeno serva per dare un'occasione di lettura in più!

Vi rimando al sito ufficiale di Roald Dahl per scoprire di più sul suo mondo che oggi è anche un museo e con la bibliografia  vi ripropongo le tappe della nostra rubrica del lunedì.

Romanzi








1943, I Gremlins, (The Gremlins)

1961, James e la pesca gigante, (James and the Giant Peach)1964, La fabbrica di cioccolato, (Charlie and the Chocolate Factory)1966, Il dito magico, (The Magic Finger)

1970, Furbo, il signor Volpe, (Fantastic Mr Fox)1972, Il grande ascensore di cristallo, (Charlie and the great glass elevator)1975, Danny, il campione del mondo, (Danny, The Champion Of The World)1978, Il coccodrillo enorme, (The Enormous Crocodile)

1980, Gli Sporcelli, (The Twits)

1981, La magica medicina, (George's Marvellous Medicine)

1982, Il GGG, (The BFG)

1983, Le streghe, (The Witches)1983, Il libro delle storie di fantasmi, (Roald Dahl's Book of Ghost Stories) - introduzione di Roald Dahl1985, Io, la giraffa e il pellicano, (The Giraffe and the Pelly and Me)1986, In solitario. Diario di volo, (Going Solo)

1988, Matilde, (Matilda)

1990, Agura trat, (Esio trot)

1991, Il vicario, cari voi (The Vicar of Nibbleswicke)

1991, I Minipin, (The Minipins)













Raccolte di poesie

Libri per adulti

Romanzi

  • 1948, Sometime Never: A Fable for Supermen
  • 1979, My Uncle Oswald

Raccolte di racconti

  • 1946, Over to You: Ten Stories of Flyers and Flying
  • 1953, Someone Like You
  • 1960, Kiss Kiss
  • 1969, Twenty-Nine Kisses from Roald Dahl
  • 1974, Switch Bitch
  • 1977, The Wonderful Story of Henry Sugar and Six More
  • 1978, The Best of Roald Dahl
  • 1979, Storie impreviste (Tales of the Unexpected)
  • 1980, Storie ancora più impreviste (More Tales of the Unexpected)
  • 1986, The Roald Dahl Omnibus
  • 1986, Due fiabe (Two Fables)
  • 1989, Ah, Sweet Mystery of Life: The Country Stories of Roald Dahl
  • 1991, The Collected Short Stories of Dahl
  • 1997, The Roald Dahl Treasury
  • 1997, The Great Automatic Grammatizator
  • 2000, Skin and Other Stories
  • 2006, Roald Dahl, tutti i racconti (Roald Dahl: Collected Stories)

Vari

  • The Mildenhall Treasure (1946, 1977, 1999)
  • 1984, Boy, (Boy – Tales of Childhood)
  • Measles, a Dangerous Illness (1986)
  • Memories with Food at Gipsy House (1991)
  • Roald Dahl's Guide to Railway Safety (1991)
  • My Year (1993)
  • Roald Dahl's Revolting Recipes by Felicity Dahl, et al. (1994), raccolta di ricette ispirate al cibo dei libri di Dahl, scritto da Roald & Felicity Dahl, e Josie Fison
  • Roald Dahl's Even More Revolting Recipes di Felicity Dahl, et al. (2001)

lunedì 12 settembre 2016

Roald Dahl il cantastorie. Lunedì di Dahl

Mancano una manciata di ore e siamo ormai nella data ufficiale del centenario dalla nascita di Roald Dahl, grandissimo autore a cui da mesi insieme ad Adolfina de Marco dedichiamo la rubrica settimanale del lunedì.

Chiudiamo l'ultima puntata di questo percorso con una biografia di questo gigante gentile della letteratura per l'infanzia.

Di Roald Dahl abbiamo avuto più di una occasione per conoscere alcuni aspetti della sua vita privata che hanno ricondotto il lettore ai personaggi dei suoi romanzi per una certa somiglianza alle imprese di cui lo scrittore è stato protagonista in prima linea. Si pensi a Boy e In solitario, in cui lo scrittore ha selezionato per il suo amato pubblico un percorso di lettura per non essere noioso e per quella sua particolare empatia che riversava nelle pagine.

Altra cosa è la biografia scritta da Donald Sturrock, scrittore e giornalista inglese, che si è dedicato al gigante norvegese con passione e rigore scientifico per regalare il profilo inedito, misterioso, contradditorio, cupo, appassionato, del protagonista in questione. Il riferimento va al volume Roald Dahl il cantastorie, edito dalla bolognese Odoya nel 2012 con una preziosa prefazione del saggista Goffredo Fofi.



Il lavoro di Sturrock è stato premiato dalla critica e dai lettori per l'accuratezza e la ricostruzione minuziosa della biografia tanto da far risalire le origini della famiglia di Dahl alla Gran Bretagna che riconosce nell’eroe nazionale scozzese William Wallace (chi ricorda l’interpretazione di Mel Gibson nel film Brave Heart?), un suo antenato. Legame, questo, di fatto molto tormentato in quanto Dahl “sotto molti punti di vista(…) conservava la mentalità di un émigré”.

Dal capitolo di apertura Outsider all’ultimo, Inutile lottare, il volume parla di un uomo complesso e contraddittorio che ha fatto della propria vita una piattaforma per lanciare chiari messaggi al genere umano, intrisi di moralità.

Dai racconti per adulti, che l’hanno definito “maestro del macabro”, alle rime deliziose che accompagnano molti testi per lettori “non adulti”, non mancano ammonimenti di infarinatura etica.

Il volume, inoltre, contiene un inserto fotografico che accompagna la lettura e la ricostruzione di gran parte della sua storia personale: dal nonno, alla Gipsy House, i suoi figli, le due mogli Patricia e Felicity, al suo incontro con Walt Disney per la trasposizione cinematografica di Gremlins, fino alla sua capanna dove si ritirava per creare.

Più che una biografia, direi che Sturrock ha il merito di aver dato voce ad un uomo straordinario, dal particolare scintillio negli occhi.


domenica 11 settembre 2016

Daniela Murgia. Progettare idee in erba. Incontro di 2 giorni.

Illustrazione di Daniela Murgia

Il 3 e 4 dicembre avremo un'occasione unica:

Due giorni con Daniela Murgia per lavorare ad un progetto che vi ballonzola nella testa da tanto tempo, o che vorrete invece immaginare per cogliere l'occasione.
Se siete appassionati di albi illustrati, illustrazione, storie e avete sempre sognato di mettervi alla prova con un occhio esperto questo incontro fa per voi!

La sede dell'incontro è sempre la Querini Stampalia che continua a sostenere la qualità delle proposte di teste fiorite.

Contributo: 115 euro, 110 per i soci.
La quota di partecipazione dovrà essere corrisposta al momento dell'iscrizione al corso, o all'intero calendario, tramite bonifico bancario al conto corrente Poste Italiane a nome 

Roberta Favia IT17M0760105138241228041230


Ecco il piano delle giornate progettate con Daniela Murgia.

Progettare idee in erba

Porre le basi necessarie per un primo approccio all'albo illustrato

La prima mattina del corso verrà dedicata all'analisi delle caratteristiche tecniche dell'albo, all'analisi del ritmo, tramite la lettura e la proiezione degli albi di Danilela e di altri, ci soffermeremo sulle varie fasi di realizzazione e le problematiche relative alla composizione di testo e immagini.

L'idea è il contenuto, lo stile l'involucro e l'ossatura.

L'illustrazione è “l'idea”. Solo facendo chiarezza sull'idea, sull'ideazione di un progetto o di un'immagine si può raggiungere uno stile e una cifra personale compiuti. Si cercherà di lavorare sul concetto e sullo sviluppo delle idee “personali”, ma “universali”, ovvero fruibili dal cliente, dai lettori e dagli astanti.

Gli allievi sono invitati a portare degli albi che li abbiano stimolati particolarmente, dove la rappresentazione iconica e testuale abbiano a loro avviso trovato una sintesi perfetta, dovranno poi argomentare il motivo di tale scelta.

Sviluppo di una storia in erba

Nel pomeriggio e nella giornata di domenica ognuno proverà a sviluppare una breve narrazione testuale nella più totale libertà, sono benvenuti i progetti e le idee in fieri già esistenti.

Si terrà conto dei diversi percorsi e livelli raggiunti dagli allievi, a partire da quel momento ogni allievo verrà seguito individualmente.

Improvvisazione disciplinata e strutturata. L'improvvisazione non è mai figlia del caso, ma di un disegno premeditato. Vedremo come attraverso esempi concreti e tramite l'ausilio del collage e del paper cutting.

Elogio dell'errore. Vedremo come combattere la frustrazione causata dall'errore. Dall'errore possono nascere idee fresche, autentiche, incisive. L'errore deve però capitare, in quel caso vedremo contestualmente e sul momento come poterlo convertire in qualcosa di più robusto e convincente.

Gli organizzatori metteranno a disposizione i più vari tipi di materiali tuttavia ognuno sarà libero di portare ciò con cui preferisce maggiormente lavorare.

Si terrà conto dei diversi percorsi e livelli raggiunti dagli allievi fino a quel momento.

Gli allievi dovranno portare i propri eventuali elaborati realizzati, possibilmente i più recenti, facendo una cernita di massimo 10 disegni.

Se hanno già realizzato una narrazione iconica in sequenze sono invitati a portare anche questa. E' fondamentale che portino i materiali che prediligono e che usualmente utilizzano.

Si stimolerà l'allievo a sviluppare la propria tecnica personale
e allo stesso tempo si daranno degli imputs per lo sviluppo della tecnica mista.

Faccia a faccia con l'editore


L'editoria, un mondo complesso e con infinite declinazioni: consigli su come muovere i primi passi. Consigli utili, ma non universali e sempre rinegoziabili, per creare e affinare il proprio portfolio.

Siamo sicuri che questa nuova proposta di Teste fiorite vi piacerà, i posti, data la tipologia di lavoro, sono solo 10 e su prenotazione.

Se siete interessati scrivetemi o chiamatemi! 
3491367572
testefiorite@gmail.com